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Droga, una piaga invisibile: servono più comunità e percorsi di reinserimento

  • Immagine del redattore: AVVENIRE SUD
    AVVENIRE SUD
  • 6 mag 2025
  • Tempo di lettura: 2 min
Immagine creata con l’IA
Immagine creata con l’IA

La droga continua a essere una piaga silenziosa ma devastante per la nostra società. Non guarda in faccia nessuno: colpisce giovani e adulti, studenti, disoccupati, lavoratori, padri e madri di famiglia. Dietro ogni dipendenza c’è una storia di sofferenza, solitudine, talvolta abbandono.


Nonostante le tante parole spese in campagne di prevenzione, il fenomeno non accenna a diminuire. Al contrario, si diffonde anche nei piccoli centri, dove mancano spesso strutture adeguate e personale formato per affrontare l’emergenza.


In questo scenario, le comunità terapeutiche rappresentano un punto di riferimento fondamentale per chi vuole uscire dalla dipendenza. Accolgono, ascoltano, curano. Offrono un rifugio temporaneo dove la persona può iniziare un percorso di disintossicazione, riabilitazione e riflessione. Ma il problema è che queste comunità sono poche, spesso sovraffollate, e le liste d’attesa troppo lunghe. Molti non riescono neppure a iniziare quel cammino di salvezza.


E non basta fermarsi al periodo in comunità. Uscire da quel contesto e rientrare nel mondo reale può essere traumatico. Per questo è essenziale accompagnare ogni ex tossicodipendente anche dopo la fase di recupero. Servono programmi di reinserimento lavorativo, supporto psicologico costante e progetti di inclusione sociale. È in quel momento che si gioca la partita più importante: quella dell’autonomia, dell’autostima, della dignità ritrovata.


Chi esce da una comunità ha bisogno di sentire che la società non lo rifiuta, ma lo accoglie. Offrire un lavoro, una rete di supporto, un obiettivo concreto significa davvero dare una seconda possibilità. Una società che ignora queste esigenze è una società che accetta la marginalità come destino, e questo non può essere accettabile.


Non possiamo più chiudere gli occhi. La lotta alla droga non si fa solo con la repressione, ma con l’ascolto, la prevenzione, il recupero e il reinserimento. Servono più comunità, più fondi, più progetti e soprattutto più umanità.

È indispensabile che il governo stanzi risorse adeguate per creare nuove strutture terapeutiche, formare personale qualificato e sostenere progetti di reinserimento lavorativo. Solo con un impegno concreto da parte delle istituzioni possiamo dare risposte vere a chi cerca una via d’uscita dalla dipendenza.

POST DI

RITA DI PIETRO

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