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Frammenti di un Partito: Quando il Rumore Interno Allontana la Politica dalla Gente

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    AVVENIRE SUD
  • 29 mag 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

AVVENIRE SUD - 29 Maggio 2025

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Negli ultimi mesi, in una delle province più simboliche del sud Italia, Siracusa, un partito politico di rilevanza nazionale ha vissuto una stagione turbolenta.

Una sequenza di dimissioni, accuse incrociate, malcontento organizzativo e malessere diffuso ha scosso profondamente l'immagine del movimento. Quello che doveva essere un processo di consolidamento post-elettorale si è trasformato in un susseguirsi di rotture, fratture e fughe in avanti.


Non si parla di avvicendamenti fisiologici, ma di vere e proprie denunce pubbliche:

dirigenti e amministratori locali hanno lasciato incarichi, sezioni e sigle, motivando le loro uscite con frasi pesanti come “assenza di confronto”, “gestione calata dall’alto” o “pressioni incompatibili con i valori in cui credo”.

Tutti elementi che hanno fatto emergere una gestione del potere interna più centrata sull'appartenenza che sulla costruzione di una visione condivisa.


Nel frattempo, nuove sigle e liste civiche hanno iniziato a comparire, ma anziché rappresentare una ventata di rinnovamento, sono apparse spesso come rifugi temporanei di chi ha perso fiducia nei meccanismi tradizionali dei partiti.


Il problema più grave, però, non è la dialettica interna a un movimento. È l’effetto che questa instabilità produce sull’elettorato. Quando una forza politica si trasforma in teatro di continui scontri, il messaggio che passa ai cittadini è chiaro: la politica è un gioco di interessi personali, non un luogo di impegno collettivo.

Non ci si rende conto che, in queste dinamiche, non si allontanano solo gli avversari interni. Si allontanano soprattutto le persone comuni, quelle che avrebbero bisogno di sentire la politica vicina, utile, concreta. Invece, assistono a una continua guerra di corridoio, a lotte intestine che parlano solo a chi già sta dentro, mentre chi è fuori smette di guardare.


Il risultato? Un distacco crescente. Elettori che non partecipano, giovani che non si avvicinano, cittadini che smettono di credere. Non per sfiducia nei valori, ma per stanchezza del rumore. La politica, quella vera, dovrebbe unire, costruire e spiegare. Ma quando si perde in rivalità e personalismi, finisce per diventare uno spettacolo muto davanti a una platea sempre più vuota.

È questo il grande rischio: che i conflitti interni, più che rafforzare il dibattito, finiscano per svuotare la democrazia del suo pubblico. E quando la politica non ha più spettatori, perde anche la sua funzione. Non serve vincere una battaglia interna se nel frattempo si perde il contatto con chi guarda da fuori.

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